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Dott.ssa Rosamaria SpinaPsicologa, Sessuologa, Esperta in Psicologia dello Sport |
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Le Perversioni SessualiA tutti noi sarà capitato almeno una volta di sentire o di pronunciare l’espressione: “ma sei proprio un pervertito!?”. Ma se ci fermiamo a pensare solo un attimo che cos’è che realmente è perversione e cosa non lo è? A tal proposito la prima cosa da chiarire è che esiste una certa differenza tra il significato che tale termine ha in sessuologia e quello che ha nel linguaggio di tutti i giorni. Nel primo caso, infatti, sta ad indicare una deviazione sessuale (anche se molto più spesso si usa il termine parafilia) e, pertanto, un comportamento che si allontana dalla norma. All’interno di questa categoria sono, però, inclusi comportamenti molto diversi tra loro e che possono avere anche conseguenze molto diverse tra loro (proprio per questo alcuni preferiscono distinguere le perversioni soft dalle perversioni hard). In ogni caso, quando in campo psico-sessuologico ci si trova a lavorare con questi casi è perché il comportamento messo in atto è arrivato ad assumere delle caratteristiche che vanno ad incidere in modo estremamente negativo sulla vita sociale, relazionale e intima. Questi casi includono persone che riescono a raggiungere l’eccitazione ESCLUSIVAMENTE attraverso una specifica pratica, per esempio un masochista sessuale non proverà piacere attraverso rapporti che non prevedono la propria sottomissione e la propria umiliazione che, al contrario, sono componenti indispensabili per il proprio piacere e per raggiungere tale scopo non esiterà a ricercare tutte quelle situazioni che prevedono tali condizioni (per esempio frequentare un determinato ambiente o richiedere al partner un certo tipo di comportamento). Purtroppo è anche vero che non sempre i casi estremi arrivano in terapia perché nella stragrande maggioranza delle volte manca proprio la consapevolezza del proprio comportamento deviante che può essere, addirittura, identificato con una forma di amore (esempio tipico è quello del pedofilo che crede realmente di agire per amore verso il bambino e che arriva in terapia solo perché previsto dalla legge). Nel gergo comune tale termine ha una valenza un po’ diversa. Esso, infatti, quasi mai è riferito a quelli che vengono considerati i comportamenti facenti parte di questa categoria. Tanto per intenderci meglio è raro usare questo termine per indicare un masochista, un sadico, un esibizionista e così via. Molto più frequentemente questa definizione viene usata per indicare una persona che, magari, ha una visione della sessualità diversa dalla nostra. Così facendo non è raro indicare come pervertito chi vede film porno, o chi ama mettere in pratica le proprie fantasie sessuali, o che non fa mistero delle proprie preferenze sessuali e così via. In realtà nessuno di questi comportamenti rappresenta in sé e per sé una perversione, anche se ciò non esclude che possa diventarlo nel caso in cui dovesse trasformarsi in un chiodo fisso, in un’idea da realizzare ad ogni costo, in un comportamento da mettere in atto qualunque cosa succeda fino a sacrificare la propria vita di coppia e sociale. Questo fa vedere quanto il confine perversione/non perversione sia labile ed è per questo che è importante ricordare che il “pervertito doc” è, appunto, colui che pensa solo al proprio piacere che riesce a raggiungere esclusivamente attraverso una specifica pratica anche a costo di coinvolgere persone non consenzienti. Sul versante opposto troviamo, invece, una vastissima gamma di comportamenti perfettamente “normali” che includono fare sesso orale o anale, avere rapporti a tre, masturbarsi, fare sesso sotto la doccia o sul tavolo della sala da pranzo, preferire una posizione ad un’altra, comprare vibratori nei sexyshop, preferire il sesso un po’ movimentato e così via… insomma, la chiave di tutto è ancora una volta la complicità, il rispetto per l’altro e per le sue preferenze e la voglia di sperimentare insieme, senza forzature né sottomissioni e senza l’obbligo di comportamenti prestabiliti, ma solo abbandonandosi a ciò che ci viene in mente di volta in volta. Certo la lista potrebbe essere ancora molto lunga…proprio per questo perché non provate a dirmi voi cosa ne pensate? Sono certa che potrebbero venir fuori spunti molto interessanti…
Le Fantasie SessualiFantasticare, perdersi dentro mille pensieri che ci portano lontano, verso una realtà diversa, una realtà più piacevole rispetto a quella che si vive in un certo momento è un’attività molto frequente in ciascuno di noi. A chi non è mai capitato, per esempio, di immaginare di trovarsi da tutt’altra parte durante una noiosa lezione di matematica o una lunga riunione di lavoro? Oppure a chi non è mai capitato di chiudere gli occhi e di pensare a se stesso/a come se fosse un’altra persona, magari più affascinante, di successo, brillante, l’uomo che non deve chiedere mai o la donna che fulmina tutti con il suo sguardo? Sono solo due delle infinite possibilità che ciascuno di noi ha a disposizione per fuggire da una realtà che non sempre è come la vorremmo. Ciò che forse non tutti sanno, però, è che questa “fuga dalla realtà” viene attuata anche durante l’attività sessuale attraverso le cosiddette fantasie erotiche o sessuali. A tal proposito è bene sottolineare subito che si tratta di un’attività perfettamente normale che, anzi, può stimolare e facilitare il raggiungimento del piacere. Le fantasie sessuali hanno, infatti, una funzione molto importante dato che permettono di mettere alla prova il proprio repertorio sessuale (anche se solo da un punto di vista immaginativo) e, contemporaneamente, permettono di capire quali situazioni possono favorire uno stato di eccitazione. Come per le fantasie della vita quotidiana, anche quelle sessuali coinvolgono sia gli uomini che le donne, anche se con delle differenze tra i due sessi. La prima differenza sta già nella loro frequenza: gli uomini hanno più fantasie erotiche delle donne. Qualcuno, a questo punto, potrà pensare: ”ecco i soliti pervertiti!”. In realtà la “perversione” non centra affatto, si tratta più semplicemente di una minore inibizione sociale. Accanto a questa esistono, poi, delle diversità molto più importanti che, quindi, differenziano nettamente le fantasie erotiche di lui e di lei. Per esempio, pare che gli uomini abbiano una maggiore frequenza di fantasie erotiche fuori dell’attività sessuale stessa, ossia in situazioni che non hanno nulla a che vedere con il sesso (il classico capoufficio che fantastica sulla sua segretaria). Molto spesso vi è la presenza di più partner con temporaneamente e ci si concentra molto sui particolari visivi (per esempio l’aspetto fisico della partner). Lo scopo è quello della gratificazione immediata ( il piacere sessuale fine a se stesso) e, proprio per questo, anno una trama piuttosto rapida con pochi dettagli e pochi particolari. Nelle donne trova un posto centrale l’aspetto affettivo, infatti il soggetto della fantasia è, nella maggior parte dei casi, una persona con cui vi è già un legame (marito, compagno, amico). La trama è molto più lenta, i dettagli più curati e il fine ultimo non è necessariamente il piacere fine a se stesso, ma è molto più marcata la componente affettiva, tanto che anche le caratteristiche fisiche del partner non sono centrali come lo sono invece quelle personali ed emotive. Accanto a queste differenze, tuttavia, esistono anche degli aspetti in comune. Per entrambi i sessi, infatti, è frequente immaginare di rivivere passate esperienze sessuali, avere rapporti con una persona famosa, vivere un’avventura in un posto esotico. Le scene immaginate possono essere le più disparate, anche quelle che nella realtà non sarebbero mai possibili, perché nella propria fantasia non c’è paura, non c’è orrore, non c’è vergogna. Noi decidiamo fin dove spingerci. Noi sappiamo fin dove possiamo osare. Noi decidiamo cosa è lecito e cosa non lo è. In altre parole, le fantasie sessuali possono dare quel giusto tocco di sapore al nostro piacere personale e, perchè no, anche a quello di coppia interrompendo quella routine in cui a volte si cade mantenendo viva la scintilla della curiosità e della sperimentazione per rendere uno dei più bei piaceri della vita più spensierato e coinvolgente. La Prima VoltaLa costruzione della propria sessualità è un processo che si basa su di un equilibrio tra diversi fattori e che trova le sue radici sin nei momenti immediatamente successivi alla nascita. Forse non tutti sanno che ancor prima che si arrivi alla sessualità agìta è necessario che si stabiliscano quelle che vengono definite “preferenze sessuali”, cioè è necessario provare attivazione sessuale per un determinato stimolo che, proprio per questo, viene chiamato “erotico”. È proprio ciò che ciascuno di noi considera stimolo erotico che spinge a provare attrazione per persone del nostro stesso sesso, del sesso opposto, oppure per entrambi. Le preferenze sessuali si stabiliscono ancor prima della pubertà, ma è durante questa che si inizia ad agirle. L’adolescenza è, quindi, il periodo cruciale, l’epoca in cui vengono messe in atto le diverse tecniche che permettono di acquisire informazioni su ciò che è maggiormente eccitante per sé e per il partner. In questo contesto, la prima esperienza sessuale viene ad assumere una connotazione quasi magica, un evento per il quale ci si prepara fisicamente ed emotivamente. Si sceglie dove farlo, cosa indossare, si pensa al trucco, parrucco, ceretta, barba e via dicendo e si immagina cosa succederà e come sarà, con tutte le migliori aspettative del momento. E proprio leggendo queste righe, quanti di noi non stanno provando emozioni, piacevoli o meno ripensando a quel momento? E quanti tra coloro che non lo hanno ancora fatto pensano a come potrà essere la loro prima volta? A questo punto, però, un’osservazione è d’obbligo, ossia la constatazione che, per motivi biologici, sociali, psicologici, culturali, ecc. l’età media del primo rapporto si è abbassata notevolmente rispetto a poche decine di anni fa in cui si aggirava attorno ai 18-20 anni, con punte di 13 anni in alcuni paesi. Oggi, in Italia il primo rapporto si ha attorno all’età di 15-16 anni con una maggiore precocità maschile, il che fa supporre che non sempre si tratta di una decisione ben ponderata, anche se non esiste un’età giusta o sbagliata per farlo, con tutte le conseguenze che ne possono derivare. Ragazzi non prendiamoci in giro! La sessualità è un mondo complesso e avere rapporti per la prima volta significa essere consapevoli di ciò che essa comporta in tutte le sue sfaccettature, consapevolezza troppo spesso assente. Quanti alla loro prima esperienza non si sono sentiti insicuri, imbarazzati, con la sensazione di non saper bene cosa fare, né come iniziare o con la paura di “fare cilecca”? Quanti non si sono mai chiesti: le piacerò? Sarò all’altezza delle sue aspettative? E se poi non va come dovrebbe? Proverò dolore? Tranquilli! Si tratta di dubbi perfettamente normali e che, anzi, danno l’idea del fatto che si sta pensando al “grande evento” con la giusta attenzione. La prima volta è tutto misterioso, i gusti del partner non si conoscono e magari non si dice apertamente cosa piace e cosa no per non fare la figura dell’imbranato. Non c’è, però, da preoccuparsi! La sessualità è un insieme di comportamenti e conoscenze che si acquisiscono con l’esperienza e con la pratica. La cosa fondamentale a cui si deve pensare è che nessuno ci giudicherà per quello che facciamo o per come lo facciamo. Tutto ciò che conta è il desiderio verso il partner, il sentimento che ci lega, la voglia di condividere un’esperienza unica. Non è una gara a chi lo fa meglio, non è una prova di maturità, non si è più gajardi e tosti se lo si fa prima degli amici, né si è più interessanti agli occhi degli altri. Fare l’amore è un atto in cui i partners vogliono solo procurarsi reciproco piacere, senza ricatti né rivalse, ma in cui il rispetto, la complicità e l’attenzione diventano le regole base. Tutto il resto (dubbi, perplessità, ansie, ecc.) fa più semplicemente parte di questo gioco che non prevede un vinto e un vincitore, ma due metà che vincono solo l’una insieme all’altra. Essere consapevoli di quanto è importante ciò che si sta per fare è la chiave del gioco stesso e se l’altro ci giudica, ci critica, minaccia di lasciarci se non ci concediamo a lui, allora non vale la pena di giocare! Solo alla luce di ciò si potrà vivere questo momento come se fosse realmente magico, senza pentimenti né sensi di colpa, ma solo con quel batticuore che esso merita. Per il resto basta lasciar fare alla fantasia… |
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